martedì 11 marzo 2008

I fratelli S.....


P
are, ho sentito anche in tv, che sia tornato per un po' il freddo e che duri almeno per quasi tutta la metà di marzo se non qualche giorno in più. Marzo si sa è pazzerello, pazzerelli sono anche i nati a marzo a quanto sembra, ma forse più pazzo ancora è chi pensa che a marzo non ci sia freddo e si stupisce perfino del tempo, "cavolo ancora freddo..." siamo ancora in inverno chissà se qualcuno se lo ricorda... Personalmente mi piace sapere che le staggioni esistono ancora... del resto un giorno di marzo con un po' di freddo, la pioggerellina fine, il sole che va e che viene ed il cielo che se lo guarti un attimo ha i colori scuri e densi di pioggia e un'attimo dopo appare limpido, chiaro con le nuvole che sembrano panna appena montata di un bianco che più bianco non si può, non è affatto male, angoli di cielo aperti ed iluminati dal sole, perchè dovrebbe essere sgradevole come tempo...?
No, non mi dispiace affatto, ultime piogge, ultimo freddo, prima di riporre maglioni sciarpe e cappelli di lana nell'armadio, anche perchè di voglie estive ancora non ne ho, anzi... Il vento è comuqnue gelido a tratti e come si dice dalle mie parti " taglia la faccia ", qualche linea di febbre ed un dolore di gola che rende insopportabile degluttire, ho la gola gonfia (pare che io abbia le placche), sono uscito, rigorosamente in moto, forse perchè in questo periodo sono un po' tornato ad essere come Raoul Toujourd, beh la moto è simile, ho parcheggiato in una strada laterale che spunta su p.zza Roma e sono andato a fare un giro in libreria.
Non di certo per acquistare qualche libro, perchè voglia di leggere per ora non ne ho proprio, ma un giretto tra le ultime novità, uno sguardo a tutte quelle copertine ben ordinate e colorate me lo faccio sempre volentieri, per non parlare del odore dei libri nuovi, infine ne approfitto per prendere un caffè con un buon amico, Giovanni.
Dopo qualche chiacchiera informale e qualche scambio di come va, nonchè soliti commenti sulle cose "nostre" andiamo al chiosco, Giovanni ordina un caffè, io una spremuta di arancia, con la solita punta di sale, "mescolata e non shakerata" per bene con il cucchiaino lungo nel bicchiere di vetro trasparente, quello del chiosco insomma. Si proprio sale... serve a eliminare quel poco di acidità delle arance, a riequilibrarne i sali e addolcirla... Questo fa parte anzi è uno di quei piccoli segreti che si imparano dai "vecchi" potrei definirlo quasi un piccolo proverbio o per meglio dire antica saggezza popolare.
Mentre stiamo chiacchierando con lo sguardo scruto un po' l'angolo della strada dove c'è il negozietto che ho scoperto l'altro giorno, cerco a distanza di guardare le vetrine e magari se riesco anche al suo interno... Mentre ... dalla porta escono due persone, ma credo che personaggi renda meglio l'idea, sono vestiti in modo impeccabile, abiti dal taglio classico dei gessati, lunghi cappotti neri, scarpe di vernice nera molto lucide, entrambi con un cappello anch esso nero tenuto in mano, uno e poco più basso dell'altro, almeno cosi mi pare, ma per il resto si assomigliano proprio.
Giovanni mi guarda, non riesco di fare a meno di chiedere se li conosce visto che lavora nella zona da tempo, e lui mi dice che "Si, li conosco" senza che io riesca a dire altra parola continua e mi dice "sono due fratelli, un po' strani a dire il vero, non ho mai ben capito che lavoro fanno di preciso" ed aggiunge "ma sono sempre elegantissimi, vestono spesso per non dire sempre in modo simile, vengono di tanto in tanto in libreria, e acquistano spesso dei libri, ed a volte si battibeccano sulla scelta dei libri, su cosa sceglie l'uno e l'altro, ma sempre in modo simpatico e divertente, leggono un po' di tutto, vari generi insomma, sono strani ma molto simpatici" mh... " si chiamano .... Sempronio ecco, sono i fratelli sempronio, quello più basso e Caio e quello più alto e Tizio" Lo guardo e mi sento un po' preso in giro, forse me ne faccio un po' accorgere dalla mia espressione, ma lui con lo sguardo serio mi dice "guarda che non scherzo".
Sono ancora davanti la porta, i due fratelli Sempronio, sembrano salutare con molta educazione e riverenza qualcuno all'interno del negozio che non riesco proprio ad identificare per via del contrasto di luce, subito dopo un piccolo ma educato inchino, indossano i cappelli, si scambiano uno sgurado quasi compiaciuto mentre li sistemano con metodica perfezione e vanno via. I cappelli dalla foggia classica tipo Bogart per intenderci, insomma anni 20/30, ne risaltano quasi i tratti del volto ed al tempo stesso ne induriscono i lineamenti, mi viene da pensare a Marlon Brando nel film Il Padrino, a Chicago... li seguo con gli occhi mentre si allontanano, fin quando non voltano l'angolo e spariscono dalla mia vista...

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