Tardo pomeriggio e ora di andare a scuola di ballo anche se a dire il vero, non ne ho proprio voglia, decido di passare dal centro e fare un piccolo bagno di folla e confusione, tra automobili semafori e clakson vari, le giornate pare si allunghino pian piano, oggi il tempo è stato particolarmente clemente, regalando a tutti un po' di sole e una temperatura decisamente più alta.
Fermo all'incrocio, attendo che scatti il semaforo, davanti a me il viale scorre dritto e si scorge persino piazza Europa, anche se un po' distante, però sapere che li c'è il mare mi tranquillizza...
Fisso le vetrine ad angolo, proprio quelle che ultimamente mi regalano pensieri rilassanti e tanta curiosità, preso da un'irrefrenabile impulso pigio sul pulsante dell'indicatore di direzione destro ed inserisco la freccia , attendo; appena scatta il verde mi accorsto e pian piano mi accingo a parcheggiare la moto sul marciapiede, pprofittando della scivola per diabili, non dovendo quindi salire il gradino del marciapiede ... parcheggio.
Parcheggio con molta accuratezza tra due alberelli, in marciapiede ampio fa si che la moto non intralci nessuno nel cammino e non crei fastidio a nessuno. Mentre metto il cavalletto centrale ed estraggo le chiavi dal quadro della moto, inizio a dare uno sguardo alla vetrina che qualche giorno fà esponeva il calamaio, oggi al suo posto un leggio fa bella mostra di se, in noce antico lavorato artigianalmente a mano, su di esso un libro.
Mi avvicino il libro è di Italo Calvino: Marcovaldo ovvero Le stagioni in città, edito da Einaudi del 1963, una frase mi passa in testa " " .
Il prezzo impresso nella retro copertina è 2000 lire.
A quel tempo non ero ancora nato, eppure i temi narrati da Marcovaldo e sua Moglie Domitilla, sono ancora attualissimi, personaggi buffi ed un po' melanconici che si ostinavano ad andare in cerca della natura in mezzo ad una città fatta di cemento e di asfalto. In quelle favole moderne quello scrittore è stato capace di fermare su un suo personalissimo diario gli avvenimenti quasi impercettibili della vita di una città industriale, dove anche la natura era contraffatta, artificiale, ormai compromessa. In quel libro, vi trovavano il divertimento pungente spesso presente in Calvino, oltre alle divagazioni comico poetiche sulla lotta per la vita, quelle venti favole di Marcovaldo riuscivano a fotografare la realtà assai più complessa attraverso una satira del miracolo economico e della civiltà dei consumi.
La forza e l'intelligenza dello scrittore riuscivano a far rimanere quelle favole moderne assai fedeli alla classica struttura narrativa dedicata ai ragazzi con le storielle e le vignette tipiche dei giornalini del tempo...
Italo Calvino ... mi è sempre rimasto impresso per un suo aforisma "La fantasia è un posto dove ci piove dentro".
giovedì 13 marzo 2008
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